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Vitaliano Trevisan: “Works”

Il lavoro che c’è dietro a una bicicletta “da maschio” come paradigma della crescita e dei fallimenti individuali e collettivi di una regione. Un testo in forma di improvvisazioni su come e quanto il lavoro impatti e collida con la storia di ognuno.

 

Vitaliano Trevisan, nato a Sandrigo nel 1960, è scrittore, sceneggiatore, attore, drammaturgo e regista teatrale. Per Einaudi ha pubblicato “I quindicimila passi, un resoconto” (2002, vincitore del Campiello Francia nel 2008), “Un mondo meraviglioso, uno standard” (2003), “Shorts” (2004, vincitore del Premio Chiara), “Il ponte, un crollo” (2007) e “Grotteschi e Arabeschi” (2009). Per il teatro, Trevisan ha scritto, tra l’altro, “Il lavoro rende liberi”, messo in scena nel 2005 da Toni Servillo, e i monologhi “Oscillazioni” e “Solo RH”, pubblicati da Einaudi nel volume “Due monologhi” (2009).
Per il cinema, è stato sceneggiatore e attore in “Primo amore” di Matteo Garrone e attore in “Riparo” di Marco Simon Puccioni.
Sempre per Einaudi, nel 2011 pubblica “Una notte in Tunisia” e, nel 2016, il romanzo autobiografico “Work”, nel quale racconta sé stesso, il Nord-Est e l’Italia contemporanea attraverso la chiave di lettura del lavoro. Nelle sue opere emerge l’asprezza e nel contempo la sobrietà attraverso le quali l’autore esprime il malessere della condizione umana. E’ stato detto di lui che abbia scritto le cose più lucide e feroci su Vicenza e sul Nord-Est, sul paesaggio violato, sullo sviluppo cieco, sulle ansie e le manie di chi vive in provincia in una condizione alienante ed alienata.

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